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Mercato IoT: 250 miliardi di euro entro il 2020

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Il mercato IoT è in rapidissima crescita. La spesa del mondo B2B in tecnologie, applicazioni e soluzioni IoT raggiungerà i € 250 miliardi entro il 2020; sarà destinata per il 50% a produzione, trasporto, logistica e utility mentre quella per le app IoT si prevede che genererà € 60 miliardi entro 2020.

A questo link l’articolo completo

http://www.digitalic.it/wp/mercato-2/mercato-iot-250-miliardi-di-euro-entro-il-2020/103101

10 elementi essenziali per il piano di Incident-Response

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da http://www.darkreading.com

The middle of a DDoS attack or ransomware infection is hardly the time to start talking about divisions of labor, or who should do what when.

https://goo.gl/4oTnj9

Rete certificata, rete velocizzata!

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Andrea Monguzzi  27/12/2016

Recentemente ho acquisito un nuovo cliente al quale “ho fatto il filo” per parecchio tempo. Quando, finalmente, sono riuscito ad ottenere un appuntamento per rompere il ghiaccio, tra le altre cose siamo finiti a parlare delle prestazioni della rete. Mi sono state segnalate alcune anomalie, quindi il primo intervento che ho voluto fare è stato quello di analizzare la rete con un certificatore e rilevarne eventuali magagne.

In realtà le prime magagne sono emerse ad un esame visivo. In pratica il cliente ha gli uffici dislocati su tre piani, e l’armadi principale si trova in un locale seminterrato. Accanto all’armadio del cablaggio c’è quello dei server, collegati direttamente agli switch tramite cavo di rete. Ed è proprio analizzando gli switch che noto qualcosa di “particolare”. Nonostante le macchine del cliente siano tutte abbastanza recenti, nell’armadio principale sono presenti due switch di cui uno gigabit (1000Mbit) e uno fast ethernet (100Mbps!!). In pratica metà della rete del cliente è strozzata da uno switch che è 10 volte più lento dell’altro.

Qualcuno diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Decido quindi di capire quali sono gli apparati collegati allo switch lento, e indovina un po’ cosa scopro? Il primo e il secondo piano sono collegati allo switch a 100 Mbps! In pratica due piani dello stabile (circa una quindicina di postazioni), stanno lavorando all’interno del collo di bottiglia.

Ovviamente il primo pensiero è quello di scollegare il cavo dallo switch 100Mbps e spostarlo su quello gigabit. Procedo e, dopo qualche istante, comincio a sentire le lamentele degli utenti dei piani interessati. La rete è instabile, il collegamento con il server si perde di continuo… Insomma, situazione altalenante.

Controllo lo switch e, in effetti, il collegamento viene segnalato come 100Mbps anziché 1000, nonostante gli switch ai piani siano tutti gigabit.

Sospetto, tremendo sospetto!

Effettuo un test con il certificatore, analizzando il cavo che funge da dorsale tra i piani, e indovina cosa scopro? Il test fallisce! In pratica i piani sono collegati al centro stella tramite un cavo non funzionante (cablato male o “torturato” in fase di stesura), ed ecco svelato il mistero della rete instabile!!

Per inciso, un dubbio ci ha impadroniti una volta scoperto l’inghippo: il precedente fornitore sapeva di questo problema? I casi sono 3:

  1. Il fatto di aver collegato il cavo di rete allo switch lento è stato dettato da disattenzione;
  2. Il collegamento è stato spostato sullo switch veloce, ma ci si è accorti che la rete diventava instabile e quindi lo si è rimesso su quello lento;
  3. Nessuno si è posto nessun problema. Semplicemente il collegamento era sullo switch lento per un caso fortuito.

La morale della storia è comunque una. Quando si ha a che fare con una rete che presenta delle anomalie di funzionamento, spesso non serve scervellarsi per capire quale sia il processo del server che, nelle notti di luna piena, ma solo durante i giorni dispari, fa si che qualcosa non giri per il verso giusto. La soluzione è molto spesso al livello più basso della pila ISO/OSI, mentre in molte occasioni si tende a partire dalla cima ed investire una marea di tempo per scendere dal livello 7 al livello 1.

Qualche anno fa ho deciso di investire su un certificatore di rete proprio per questo motivo, per evitare di perdere tempo e farne perdere al cliente, e per poter rilasciare degli impianti “garantiti”, anche se in effetti il cablaggio è un settore che trattiamo marginalmente e spesso solo per evitarci problemi in una fase successiva.

Credo che le migliaia di euro investite siano state ben spese, e lo strumento ci ha tolto le castagne dal fuoco in diverse occasioni. Quella descritta nell’articolo di oggi è solo l’ultima di tante.

Quello che mi sento di consigliarti è di pretendere la certificazione dell’impianto, nel momento in cui commissioni questo tipo di lavori ad un’azienda specializzata. Si tratta di un documento che, nel corso degli anni, sarà utile per escludere a priori una serie di criticità e che, indubbiamente, ti consentirà di risparmiare tempo, denaro e mal di pancia.

Questa immagine mostra il test su uno dei cavi del cliente in questione. Per approfondire il significato dei singoli valori puoi dare un’occhiata a questa pagina su wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/Copper_cable_certification

Se vuoi scambiare opinioni in merito, come al solito, qui sotto trovi una manciata di sistemi per metterti in contatto con me:

  • inviami una richiesta di contatto su LinkedIn, usando la mia mail a.monguzzi@andreamonguzzi.it

Articolo tratto da  https://www.linkedin.com/pulse/rete-certificata-velocizzata-andrea-monguzzi-?trk=prof-post

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Andrea Monguzzi : da oltre 18 anni affianca Aziende e Professionisti per problemi legati a sistemi informatici, backup e ripristino dati

Il 2017 del canale

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Cosa ci aspetta nel 2017? Secondo Canalys la società inglese di ricerca e analisi sul mercato IT inglese, la forte incertezza politica, ed economica generale, impatterà fortemente sulle decisioni di spesa delle aziende, che contingeranno in particolare le spese hardware in server e devices, questi ultimi finora beneficiati ( laptops e Pc’s) dal lancio di Windopws 10. Nello stesso tempo le Aziende accellereranno gli investimenti in digital processes, tecnologie software e in soluzioni miste on premise e cloud. Più in generale la pressione sugli acquisti impatterà le vendite dei prodotti a volume. Il canale deve prepararsi – segue Canalys – a investire in digitale, automation, analytics, hyper-converged technologies, mobility. Cambiamenti che apriranno le porte a nuovi operatori che potranno, per dimensione o per scelta di investimento, fornire gli skiull adeguati al mercato, in contrapposizione con i tradizionali operatori di canale.

La sicurezza resta cruciale, con nuovi devices che creano nuove vulnerabilità e l’introduzione del GDPR, cosi aumentando lo spazio consulenziale che dovrà esssere coperto dagli MSP.

La trasformazione digitale che si è affacciata nel 2016 segnala Canalys prenderà grande slancio con nuove opportunità di business, con investimnenti in machine learning, artificial intelligence, augmented reality, robotica etc , il che farà crescere la domanda di aggiornamento dei data center in supporto all’ingresso di quantita massicia di dati.

Gli analisti di Canalys prevedono ‘ la constante accelerazione’ deL Software as a Service, segnalando un potenziale per servizi di Cloud locale, con clienti finali intenti a riguadagnare il controllo dei costi ( previsti in ascesa) e livelli di sicurezza più elevati, il tutto a vantaggio di una combinazione di soluzioni :public cloud, local cloud e on premise. Uno sviluppo che apre apre opportunità al partner di canale chiamato a gestire migrazione e monitoring in una situazione ibrida.

Guida alla sicurezza della piccola impresa firmata dal NIST

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Il NIST (National Institute of Standards and Technology) ha diffuso una guida  che fornisce elementi di base per la sicurezza delle piccole organizzazioni

NIST Small Business Information Security guide for Small businesses

La chiave per decriptare CrySis ransomware disponibile on line

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CrySis ransomware decryption keys published online

Dumb hackers ed MSP

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Gli attacchi recenti quali quello a Dyn, hanno messo in evidenza il ruolo di  hackers ‘muti’ che non si dotano di tecnologie sofisticate ma utilizzano i ‘buchi’ nelle difese delle aziende. I punti di debolezza possono facilmente essere analizzati e risolti in sede preventiva ( debolezza delle password per esempio) e gli MSP possono giocare un ruolo di primo piano

http://mspmentor.net/technologies/cybersecurity-today-keeping-clients-secure-dumb-hackers